Confcooperative piange la scomparsa di don Dario Ciani

Confcooperative Forlì-Cesena esprime profondo cordoglio per la scomparsa di don Dario Ciani, fondatore della Comunità di Sadurano, protagonista per decenni di un'intesa attività sociale in difesa dei più deboli e di impegno solidaristico nel mondo della cooperazione.

“Don Dario, che oggi ricordiamo con grande commozione piangendone la scomparsa, volle Sadurano come luogo di accoglienza e di risposta ai bisogni degli ultimi", dichiarano Stefano Lazzarini e Mirco Coriaci rispettivamente presidente e direttore di Confcooperative Forli Cesena. "Giovane prete scelse quel borgo sulle colline di Castrocaro per aiutare chi veniva da storie di povertà, violenza e dolore e con il suo impegno ha costruito negli anni una grande storia di cooperazione che come Confcooperative siamo orgogliosi di aver incontrato e condiviso. Siamo vicini con grande affetto a quanti hanno compiuto questo importante cammino e che oggi piangono il loro ‘padre’ fondatore”.

Don Dario Ciani ha interpretato il suo servizio di prete tra gli ammalati di mente, gli handicappati, i poveri, i tossicodipendenti, i carcerati, insomma tra i deboli e gli emarginati e con loro e per loro ha costruito Sadurano, che attraverso la cooperativa agricolo-sociale San Giuseppe, la Dispensa e la cooperativa sociale Sadurano Salus è diventata una esperienza di comunione, condivisione e solidarietà. Non solo. E’ diventuta anche una realtà capace di parlare di ambiente e di agricoltura biologica, di cultura, di sport, di interazione multietnica, di prevenzione e salute, di riabilitazione e reinserimento sociale, tracciando 
percorsi innovativi e cercando risposte originali nel campo soprattutto della malattia mentale e delle questioni carcerarie. La scomparsa di don Dario giunge proprio quando il sistema da lui immaginato e realizzato sta attraversando un momento di profonda difficoltà.

“Di don Dario vogliamo qui sottolineare la forza con cui ha sempre sostenuto la sua scelta in difesa dei più deboli - proseguono i vertici di Confcooperative – quella forza che ha posto al centro di tutto la persona, anche la più emarginata, e attraverso l’accoglienza in una casa e la dignità di un lavoro, ha scommesso sull’utopia della normalità”.